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Fungo di Borgotaro IGP

Tempo di lettura: 2 minuti

Di un «… inodorato boleto» si parla in uno scritto di A.C. Cassio (1669-1760), canonico della Corte Pontificia nativo di Borgotaro, il quale affermava che il porcino costituiva già allora una buona fonte di reddito per le famiglie locali; a partire dalla fine dell’Ot- tocento, grazie alle Ditte Colombo Calzolari e Bruschi Lazzaro, si posero le basi per una produzione e commercializzazione moderna e razionale del prodotto.

Sotto la definizione “Fungo di Borgotaro” si elencano quattro varietà.

Il Boletus aestivalis (o “fungo rosso”) ha cappello emisferico e convesso-pulvinato, cuticola pubescente secca e colore bruno rosso; il gambo, sodo e grosso alla base, è dello stesso colore del cappello ma con toni più chiari; ha una consistenza più soffice. Il cappello del Boletus pinicola (o “moro”) ha cuticola pruinosa biancastra e colore bruno rossiccio-vinoso; il gambo, tozzo e sodo, ha colore che va dal bianco all’ocra al bruno rossiccio. Il Boletus aereus (o “magnan”) ha cappello emisferico, poi convesso e piano-allargato, cuticola secca e vellutata, di colore bronzo-ramato; il gambo è sodo, di colore bruno-ocraceo, finemente reticolato; la carne, soda e bianca, ha sapore e odore intensi. Il cappello del Boletus edulis (o “fungo del freddo”) ha forma simile al precedente con cuticola non separabile e colorazione che va dal bianco crema al bruno castano al bruno nerastro; il gambo sodo, panciuto prima allungato poi, ha colore biancastro tendente al nocciola; la carne è soda e bianca.

Il Boletus aestivalis nasce nei castagneti tra maggio e settembre;  il  Boletus  pinicola  è  presente nei  castagneti  in  estate,  nei  faggeti  e sotto  l’abete  bianco  in  autunno;  il Boletus aereus nei querceti e castagneti tra luglio e settembre; il Boletus edulis nei boschi di faggio, abete e castagno tra fine settembre e la prima neve.

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